Lo sviluppo delle collezioni nelle biblioteche pubbliche. Parte 3

Lo sviluppo delle collezioni nelle biblioteche pubbliche italiane: un’indagine in corso

Concludiamo con l'ultima parte dell'intervento della dott.ssa Sara Dinotola, Biblioteca di Bolzano, inerente alla situazione delle biblioteche pubbliche in Italia. 

"Per cercare di capire se le biblioteche pubbliche italiane abbiano recepito queste nuove tendenze teorico-metodologiche e come concretamente agiscono al fine di sviluppare le rispettive collezioni, ho intrapreso un’indagine tramite la somministrazione di un questionario online, composto da domande a risposta chiusa e da altre a risposta aperta. Questa ricerca non si è ancora conclusa e finora ha visto la partecipazione di 442 biblioteche che dispongono di collezioni, spazi, risorse economiche e personale tra loro molto differenti. Non è questa la sede per analizzare nel dettaglio i risultati dell’indagine, ma credo che possa essere interessante presentare alcune delle evidenze riscontrate. 

Un aspetto che la ricerca ha messo in evidenza è quello relativo alle attività di analisi delle raccolte: delle 442 istituzioni rispondenti, 194 (44%) hanno svolto nel corso degli ultimi anni una simile attività, al fine di fotografare la situazione attuale e far emergere punti di forza e lacune nelle varie aree disciplinari. Inoltre, 85 biblioteche (19,3%) stanno attualmente portando avanti tale lavoro, mentre le restanti 162 (36,7%) hanno fornito una risposta negativa a tale quesito. Alcune di queste hanno indicato anche le ragioni alla base della loro scelta di non analizzare le rispettive raccolte: 45 biblioteche fanno riferimento alla mancanza di tempo, 37 alla scarsità del personale, 8 alla mancanza di specifiche competenze del personale e altre 8 non lo ritengono un lavoro utile ai fini dello sviluppo documentario.   

 

Passando al tema dell’analisi del contesto esterno alla biblioteca, ho chiesto ai partecipanti se negli ultimi anni abbiano realizzato un profilo di comunità, che permette di delineare le principali caratteristiche del territorio e della comunità locale: 306 (69,4%) istituzioni hanno risposto in modo negativo, 94 (21,3%) in modo affermativo e le restanti 41 (9,3%) hanno dichiarato che si stanno attualmente occupando di questo lavoro. Rispetto alle motivazioni della mancata elaborazione del profilo di comunità, 132 biblioteche hanno citato la mancanza di tempo, 128 la scarsità di personale, 89 l’assenza di una specifica formazione del personale, mentre 17 hanno dichiarato che non si tratta di un’attività utile ai fini dello sviluppo delle collezioni.  

 

Se la domanda relativa all’analisi delle raccolte e quella relativa al profilo di comunità hanno fatto riferimento a fasi di lavoro più tradizionali, già previste nell’ambito della biblioteconomia gestionale, la domanda successiva ha inteso capire se e quanto le biblioteche rispondenti abbiano accolto le istanze di una biblioteca che ponga al centro le persone anche nello sviluppo delle raccolte. Infatti ho chiesto alle 442 istituzioni se nel corso degli ultimi anni si siano dedicate ad analizzare, soprattutto tramite metodi qualitativi, i bisogni dell’utenza: 111 (25,1%) hanno risposto in modo affermativo, ma solo in riferimento all’utenza reale e 60 (13,6%) anche in riferimento all’utenza potenziale; mentre 30 biblioteche (6,8%) si stanno attualmente cimentando in questo lavoro e ben 241 (54,5%) non hanno svolto un’analisi dei bisogni. Ciò è dovuto secondo 122 biblioteche alla mancanza di tempo, secondo 103 alla scarsità di personale, secondo 83 all’assenza di specifiche competenze del personale e, infine, secondo 20 alla irrilevanza di tale lavoro ai fini dello sviluppo delle raccolte .  

 

Altro tema d’indagine è rappresentato dalla carta delle collezioni, il documento programmatico per eccellenza: 70 (15,9%) biblioteche (di cui 41 a livello di sistema e a livello di singola biblioteca) hanno già elaborato questo documento; mentre 101 (22,9%) sono tuttora impegnate nella stesura della carta (75 a livello di sistema e 26 a livello di singola biblioteca). Infine, 270 biblioteche (61,2%) non dispongono di tale strumento, ma tra di esse 46 possono contare su documenti programmatici interni.   

 

Tra le motivazioni addotte dalle biblioteche che non dispongono della carta, si possono qui riportare quelle più citate: scarsità di tempo (101 indicazioni); personale insufficiente (75); mancanza di specifiche competenze del personale (55); inutilità della carta ai fino dello sviluppo delle raccolte (19); prevalenza di altre priorità (20). Tra chi, invece, ha elaborato questo documento, prevale la convinzione (espressa dal 72% delle biblioteche) che essa sia un utile strumento di lavoro, in quanto: permette di individuare carenze e punti di forza attuali e di programmare l’attività di sviluppo, revisione e scarto; si presenta come uno strumento di comunicazione con l’utenza (soprattutto per motivare l’accettazione o meno dei desiderata); stabilisce delle linee comuni di indirizzo a livello di sistema; è un’utile guida per il nuovo personale.

Alla domanda relativa alla soddisfazione rispetto allo sviluppo delle collezioni, oltre la metà delle biblioteche (52,2%) si è dichiarata abbastanza soddisfatta, il 22,8% poco soddisfatta, il 19,4% molto soddisfatta. I giudizi più estremi hanno riscontrato percentuali di gran lunga minori: il 3,3% delle biblioteche ha affermato di non essere per niente soddisfatto e l’1,9% è del tutto soddisfatto. I giudizi positivi sono determinati soprattutto dalla capacità delle collezioni di rispondere alle necessità dell’utenza reale e dalla constatazione che la programmazione condotta negli ultimi anni ha determinato risultati positivi soprattutto in termini di razionalizzazione e ottimizzazione dell’uso delle risorse. Invece, l’insoddisfazione e la non piena soddisfazione sono legate in prevalenza alla scarsità delle risorse per gli acquisti, alla mancanza di una programmazione e di una politica di sviluppo e gestione delle raccolte; all’assenza di un coordinamento a livello di sistema e alla mancanza di spazi da destinare ai volumi di nuova acquisizione.

Da questi parziali risultati dell’indagine emerge uno scenario variegato: in molte occasioni non è ancora stato possibile tradurre nella pratica né i principi più tradizionali della valutazione delle raccolte e della programmazione dello sviluppo e della gestione documentaria, né quelli più nuovi, legati alle riflessioni scaturite nell’ambito della biblioteconomia sociale. Ciò si riscontra soprattutto nelle biblioteche più piccole, le quali dispongono di risorse e spazi molto limitati che non consentono una progettualità e una continuità nello sviluppo delle raccolte; inoltre esse sono affidate solitamente a un solo bibliotecario (che sovente lavora part-time), oppure a personale volontario che non dispone della preparazione specialistica necessaria. In questi casi, la priorità è quella di riuscire a garantire l’apertura della biblioteca ed è un grande successo quando, con i pochi mezzi economici disponibili, si riescono a soddisfare le richieste d’acquisto degli utenti, che comunque non di rado vedono queste biblioteche come un importante punto di riferimento culturale e sociale all’interno dei piccoli paesi. Nelle città di dimensioni medio-grandi o in alcuni sistemi, invece, si riscontrano delle realtà bibliotecarie più complesse e professionalmente avanzate e in diversi casi nel corso degli anni è stato possibile dedicare risorse, tempo ed energie alle attività di programmazione e valutazione delle raccolte, ottenendo riscontri positivi. Inoltre è da rilevare che quasi la metà delle biblioteche rispondenti ha svolto o è attualmente impegnata in progetti di analisi dei bisogni dell’utenza reale e potenziale.

Concludendo, si può affermare che la strada da percorrere per rendere le collezioni veramente centrate sull’utenza, o meglio sui cittadini, soprattutto in alcuni contesti, è ancora lunga e il percorso è stato finora rallentato da una serie di limitazioni obiettive, alle quali i bibliotecari da soli non possono porre rimedio. Tuttavia, dall’indagine sono emersi anche degli elementi positivi che denotano come le sollecitazioni scaturite dalle riflessioni teoriche più recenti presenti in letteratura stiano gradualmente trovando riscontro a livello professionale e siano applicate anche al tema delle raccolte. Credo che sia un segnale degno di nota che l’89,9% dei rispondenti reputi lo sviluppo delle collezioni come un aspetto ancora molto attuale, che vada approfondito costantemente dal punto di vista teorico-metodologico. Le motivazioni principali sono individuate nella necessità di rendere questo lavoro – che spesso avviene ancora in modo empirico – sempre più scientifico e professionale; nonché nella consapevolezza che acquistare in modo programmato, e possibilmente cooperativo, possa aiutare a ottimizzare l’utilizzo degli scarsi fondi disponibili. Infine, va sottolineato – ed è questo a mio avviso l’aspetto più importante che mostra una nuova presa di coscienza, in linea con gli auspici della biblioteconomia sociale – che un’ampia parte dei rispondenti considera le collezioni come un servizio per la comunità di riferimento e come un elemento strategico per la sopravvivenza e per il rinnovamento della biblioteca pubblica. Quasi tutti i bibliotecari interpellati, credendo fortemente nel valore del proprio lavoro, hanno maturato la convinzione che la biblioteca pubblica esista per il bene dei cittadini e questo li spinge, nonostante le difficoltà e la mancata sistematizzazione in appositi progetti e documenti programmatici, a impegnarsi quotidianamente per rendere le collezioni uno strumento in grado di stimolare lo sviluppo culturale e sociale delle persone. Dunque, si può affermare che, secondo quest’ottica, le collezioni continuano e continueranno anche in futuro a rappresentare un elemento fondamentale all’interno di una biblioteca che cresce e soprattutto che fa crescere la sua comunità di riferimento."

Dall'intervento presentato al Convegno delle Stelline 2019 LA BIBLIOTECA CHE CRESCE intitolato Lo sviluppo delle collezioni nelle biblioteche pubbliche: verso una citizen-centric-library. 

 


Pubblicato in CONOSCENZE il 23/12/2019

Tags: BIBLIOTECHE, GESTIONE DELLE COLLEZIONI

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