Le collezioni messe a nudo

Riportiamo la parte iniziale dell'articolo "Le collezioni messe a nudo" di Danilo Deanna pubblicato su Biblioteche oggi (v. 38 - gennaio-febbraio 2020) che potete trovare in versione integrale cliccando qui. La questione dello sviluppo e della gestione delle collezioni è un argomento ancora molto dibattuto in ambito biblioteconomico soprattutto dall'ingresso nelle collezioni di materiale diverso dal classico libro a stampa ma a cui spesso non si presta la giusta attenzione. 

Le biblioteche sono nate per raccogliere, conservare e mettere a disposizione dei loro lettori documenti prima manoscritti e poi a stampa. La diffusione delle risorse elettroniche ha però modificato la definizione di collezione. Oggi, infatti, con questo termine si indicano non solo i documenti, in qualsiasi formato e di qualsiasi tipo, che una biblioteca possiede, ma anche quelli a cui dà la possibilità di accedere. Questo cambiamento non ha fatto venir meno l’importanza della gestione delle collezioni. Con questo termine si indicano di solito tutte le attività legate a quest’ambito, anche se alcuni preferiscono tenere distinto lo sviluppo dalla gestione. Peggy Johnson, autrice di una guida sull’argomento pubblicata dall’American Library Association, afferma che con “sviluppo delle collezioni” intende indicare il processo di sviluppo o di costruzione di una collezione in risposta alle priorità istituzionali, alle esigenze e agli interessi della comunità o dei singoli utenti che fanno capo alla biblioteca. Lo sviluppo delle collezioni comprende quindi la selezione, la definizione e il coordinamento della politica di selezione, la valutazione delle esigenze degli utenti e dei potenziali utenti, la gestione del bilancio, l’identificazione delle esigenze che la collezione deve soddisfare, la sensibilizzazione e il collegamento con la comunità e gli utenti, la pianificazione della condivisione delle risorse e, in alcuni casi, la revisione e la negoziazione dei contratti relativi alle risorse elettroniche. La gestione delle collezioni riguarda invece le decisioni relative a scarti, chiusura degli abbonamenti, spostamenti in magazzino, conservazione a lungo termine e le attività che informano tali decisioni: gli studi sull’uso della collezione stessa e il rapporto tra costi e benefici.  La valutazione delle collezioni, sia che la si veda come parte dello sviluppo o della gestione, è comunque un tassello fondamentale di queste attività.

La letteratura su questo tema, almeno quella in lingua italiana, ha però un approccio che si rifà ancora ai metodi messi a punto all’inizio degli anni Ottanta del secolo scorso dal Research Library Group, un consorzio di biblioteche fondato nel 1974 che successivamente è confluito nell’Online Computer Library Center (OCLC). Allo scopo di valutare i diversi settori di cui è composta una collezione, infatti, si pensa sia ancora necessario stabilirne la copertura attribuendo un punteggio che può andare da 0 (“la biblioteca non possiede e non intende acquisire materiale relativo ad uno specifico settore”) a 5 (“la biblioteca possiede collezioni che assicurano l’esaustività in un determinato campo disciplinare”).

Per rendersi conto di quanto questo metodo sia anacronistico, basta esaminare gli studi su un periodo storico poco considerato fino quasi alla fine del secolo scorso: la tarda antichità. Andrea Giardina, in un suo articolo del 1999, parlava di “esplosione di tardoantico” riferendosi proprio al crescente numero di pubblicazioni relative ai secoli che hanno fatto da ponte tra l’antichità e il Medioevo. Autori come Sidonio Apollinare – un alto funzionario dell’Impero Romano, vescovo di Alvernia dal 467 al 486 – che fino a qualche decennio fa erano considerati minori, oggi hanno siti loro dedicati in cui sono elencati centinaia di testi. Se dagli studi umanistici si passa a quelli scientifici, tecnici e medici (Scientific, Technical and Medical, STM), possiamo vedere come negli ultimi due secoli il numero degli articoli e quello dei periodici siano cresciuti rispettivamente del 3 e del 3,5 per cento l’anno. Nel 2018 le riviste attive erano circa 42.500 e gli articoli pubblicati oltre tre milioni. Il ritmo di crescita è ulteriormente aumentato negli ultimi anni, passando al 4 per cento per gli articoli e al 5 per cento per le riviste, in conseguenza della crescita delle spese per la ricerca e lo sviluppo e del numero dei ricercatori, stimati tra i 7 e gli 8 milioni a seconda dei criteri utilizzati per rilevarli. 9 La stessa situazione la si ritrova anche in altri campi, tanto che ormai si parla comunemente di information overload.

L’impossibilità di valutare la completezza dei diversi settori di una collezione non significa rinunciare a stabilire se essa sia adatta a soddisfare le esigenze dei suoi utenti, ma solo che per farlo è necessario dotarsi di nuovi strumenti. L’analisi dei dati, infatti, è ormai alla portata di tutti grazie al diffondersi di linguaggi di programmazione e librerie di funzioni open source. Una valutazione di questo tipo, come vedremo, permette anche di pianificare una corretta gestione degli scaffali e di stabilire, nel caso sia possibile muoversi liberamente tra di essi, se il modo in cui i documenti sono disposti sia quello più adatto a favorire l’incontro dei lettori con i loro libri. Lo stesso OCLC, il centro in cui è confluito il Research Library Group, ha messo a punto WorldShare Collection Evaluation, uno strumento che permette a una biblioteca di confrontare la sua collezione con quella di altre biblioteche in modo automatico, così da poter prendere decisioni basate su dati certi. 

Danilo Deanna. Le Collezioni messe a Nudo in Biblioteche Oggi, v.38 (2020)


Pubblicato in CONOSCENZE il 23/04/2020

Tags: BIBLIOTECHE, GESTIONE DELLE COLLEZIONI, SVILUPPO DELLE COLLEZIONI

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