Il sistema bibliotecario italiano

In Italia il panorama delle biblioteche è molto vario e frammentato, disomogeneo per distribuzione sul territorio, per tipologia e qualità dei servizi. Questo assetto è dovuto alla travagliata storia della nostra penisola che ha lasciato in eredità allo stato italiano sin dalla seconda metà dell’Ottocento un patrimonio troppo vario e vasto da gestire.

Nel XVIII secolo le autorità degli stati preunitari avevano iniziato a mostrare un forte interesse per l’istruzione dei loro sudditi potenziando scuole e università e aprendo biblioteche nelle principali città. Spesso nate attorno all’antico nucleo della libreria di corte o delle corporazioni, queste biblioteche erano orientate alla conservazione del ricco patrimonio librario, allo studio e alla ricerca scientifica. Con il tempo grazie alle donazioni di intellettuali e uomini di cultura e al convergere al loro interno del patrimonio degli enti ecclesiastiche soppressi, il numero di documenti crebbe notevolmente. Le collezioni stesse assunsero caratteristiche e particolarità uniche che impedirono in seguito di scegliere metodologie di gestioni uniformi per tutte le biblioteche. Nella seconda metà del 1800 lo stato italiano divenne l’erede dei beni degli stati preunitari, e di conseguenza proprietario e gestore di un grande numero di biblioteche distribuite in modo disomogeneo sul territorio e tutte diverse tra loro nelle tipologie e nei compiti, a volte completamente inadeguati alle necessità di tutela e ricerca.

 

Ciò ha impedito che in Italia si sviluppasse l’idea di Public library tipica dei paesi anglosassoni e scandinavi, che identifica un servizio gratuito e accessibile a chiunque, finanziato attraverso le tasse dei cittadini, che ha come obiettivo quello di soddisfare i bisogni informativi generali e di base: un servizio essenziale per il benessere dei cittadini. In Italia invece la biblioteca non è mai diventata servizio indispensabile per ogni comune e non si è mai veramente preso atto che la biblioteca di conservazione e la biblioteca di pubblica lettura sono due servizi sostanzialmente diversi. Da questo deriva la confusione che spesso coinvolge le biblioteche pubbliche che perdono la sfumatura della “cosa pubblica” aperta a tutti in favore dell’idea di servizio a carico dell’amministrazione pubblica.

La scarsa attenzione verso il tema da parte dello stato, la macchina burocratica e il continuo trasferimento di competenze tra stato, regioni, province e comuni ha reso difficile un’organizzazione bibliotecaria nazionale unitaria e un buon sviluppo dei servizi di pubblica lettura. Ciò spiega perché in Italia il panorama bibliotecario, a differenza degli altri paesi, sia così variegato e disomogeneo per distribuzione sul territorio e per tipologia e qualità dei servizi. Basti pensare che mentre negli altri paesi la biblioteca nazionale è una sola, in Italia ce ne sono ben 9.

 
  L’Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane censisce ad oggi in Italia circa 13.959 biblioteche. Secondo i dati dell’ICCU aggiornati a dicembre 2018, il 44%  delle biblioteche italiane rientrano nella tipologia di biblioteca pubblica e sono gestite per lo più da enti locali come i comuni. Il 29%  risultano essere invece biblioteche specializzate rivolte ad un pubblico ben preciso e per questo raccolgono materiale di interesse per una specifica categoria di utenti. Seguono poi le biblioteche scolastiche per un totale di 17% se si uniscono le biblioteche scolastiche con le biblioteche degli istituti di insegnamento superiore. L’ultimo 10% è costituito dalle biblioteche importanti non specializzate, grandi istituzioni di carattere generale con una lunga tradizione storica e un patrimonio bibliografico di grande rilievo che le porta ad avere una preponderante vocazione conservativa. Spesso sono dotate di diritto stampa su base locale (che le distingue dalle nazionali), sono destinate all’uso pubblico e non alla didattica ma allo stesso tempo, per la tipologia delle loro raccolte frequentate soprattutto da una ristretta cerchia di studiosi.

La maggior parte delle biblioteche in Italia (circa il 50%) è gestito da enti locali, per lo più comuni, e svolgono la funzione di biblioteche di pubblica lettura. Un’altra porzione notevole, circa il 12%, è occupata delle biblioteche legate alle università (statali e non statale), seguono poi le biblioteche degli enti ecclesiastici (circa il 10%) e quelle gestite direttamente dallo Stato (circa 9%). Il resto è composto da biblioteche degli enti culturali, le organizzazioni internazionali e straniere e le biblioteche private.

                                        


Pubblicato in CONOSCENZE il 19/09/2019