Cataloghi commerciali e cataloghi bibliografici: la guerra dei metadati

Perché i cataloghi editoriali non si basano sulle registrazioni bibliografiche prodotte dalle biblioteche? Perché gli OPAC sono giudicati poco interessanti dai motori di ricerca e dai siti di commercio elettronico?

Secondo i Principi di Parigi il catalogo deve essere uno strumento efficace per accertare la presenza di un libro in biblioteca e le registrazioni bibliografiche sono strutturate in modo da raggiungere questo fine; così facendo però le notizie bibliografiche risultano poco interessanti e di difficile comprensione per chi non frequenta il mondo delle biblioteche.

Partendo dal presupposto che ci sono cataloghi editoriali e commerciali molto curati e altri meno, così come esistono diverse tipologie di OPAC, si possono notare con relativa facilità differenze sostanziali tra le due tipologie di cataloghi. L’impressione che si ha navigando tra i vari siti è che mentre in quelli commerciali, il cui obiettivo primario è la vendita, si ottiene spesso con relativa semplicità ciò che si vuole ottenere, negli OPAC delle biblioteche, il cui obiettivo è far accertare la presenza o meno di un documento all’interno della biblioteca, spesso non si trova ciò che si cerca o lo si trova dopo notevoli sforzi. Perchè?

I motivi dietro questa differenza sono molti e di natura diversa a partire dalla base di notizie da gestire fino all’investimento su aspetti specifici del catalogo.

La maggior parte dei siti di e-commerce hanno un’interfaccia semplice e immediata che permette all’utente di orientarsi velocemente per andare a cercare quello che gli occorre diversamente dalla maggior parte degli OPAC bibliotecari che richiedono spesso di muoversi all’interno del sito per riuscire a capirne il funzionamento e orientarsi all’interno delle sezioni.

I siti commerciali tendono a investire molto sui rich metadata e sui motori di raccomandazione, corredando spesso la scheda del prodotto con la copertina e alcune pagine, commenti, voti e pareri di altri utenti, cosa quasi totalmente assente nella maggior parte degli OPAC. D’altra parte però, se complete, le schede bibliografiche sull’Opac sono molto più ricche di metadati descrittivi e semantici.

Danilo Deana in “A ciascuno il suo catalogo” analizza la differenza tra il catalogo di Amazon Libri e il catalogo di SBN, riconoscendo la superiorità di Amazon per 3 motivi:

-La qualità maggiore delle registrazioni per quanto riguarda l’uniformità di trattamento. Le registrazioni SBN  a causa dell’accavallarsi continuo di norme emanate dall’ICCU e poi applicate nelle REICAT risultano spesso disomogenee e contraddittorie, andando ad compromettere la qualità della scheda bibliografica.

-L’assenza di schede duplicate a differenza delle schede in SBN. Ciò è dovuto non solo ad errori umani (non ci si accorge che la scheda bibliografica è già presente e se ne crea una nuova) ma anche alla presenza di schede bibliografiche di ristampe. Gli editori tendono a volte a pubblicare ristampe chiamandole edizioni, ciò genera una serie di schede identiche che si rifanno però a un’unica vera edizione dell’opera.

-Un migliore modo di presentazione dei risultati basato sui motori di raccomandazione. Le biblioteche tendono a presentare i risultati in ordine sparso mettono a disposizione filtri per raffinare la ricerca rendendo però spesso tutto più complesso di quello che dovrebbe essere. Con i motori di raccomandazione invece Amazon è in grado di mostrare per prime le notizie che hanno una maggior probabilità di soddisfare la richiesta del cliente.

Tutto ciò fa sembrare i cataloghi delle biblioteche accumuli di registrazioni, duplicate e confuse in cui si fa fatica a trovare ciò che si cerca. Perchè le schede bibliografiche degli OPAC possano risultare importanti e comprensibili anche a chi non frequenta le biblioteche (compresi editori e distributori) è necessario modificare il sistema informativo con interessi e scopi comuni e sfruttare le nuove innovazioni tecnologiche per quanto riguarda la gestione e lo scambio dei metadati. La collaborazione tra biblioteche ed editori potrebbe essere fruttuosa e creare un circolo virtuoso con delle solide basi condivise.

 

Fonti bibliografiche

Deanna, Danilo. A ciascuno il suo catalogo, Editrice Bibliografica, 2019


Pubblicato in CONOSCENZE il 17/10/2019