Dati, metadati e futuro del libro : Leggere al Master in Editoria di Verona

Come Leggere abbiamo partecipato come relatori a una lezione del Master in Editoria dell’Università di Verona, un percorso che si distingue per la capacità di costruire appuntamenti di approfondimento di alto livello, mettendo in dialogo esperienze e competenze diverse della filiera editoriale.
L’incontro ha visto la presenza di due realtà complementari: da un lato Leggere, con Daniele Forzan, dall’altro dotBeyond, con Maximiliano Polvizzi. Due prospettive differenti ma convergenti, unite da un tema centrale: dati e metadati del libro, con uno sguardo che ha attraversato sia il mondo dei cataloghi bibliotecari sia quello più ampio dei dati editoriali.

Il confronto ha messo in evidenza come oggi l’editoria sia immersa in una quantità crescente di dati: metadati editoriali, metadati biblioteconomici, dati di vendita, prestiti bibliotecari, comportamenti dei lettori. Tuttavia, la questione non è la disponibilità del dato, ma la sua qualità e il suo significato.
I metadati rappresentano infatti la condizione di esistenza dell’opera nei sistemi contemporanei quali i motori di ricerca, cataloghi, librerie online, strumenti di selezione. Un libro con metadati poveri è, di fatto, un libro invisibile.

Scegliere nel caos

Nel suo intervento, “Scegliere nel caos”, Daniele Forzan ha affrontato uno dei nodi centrali dell’editoria contemporanea: la difficoltà di orientarsi in un contesto di sovrapproduzione, in cui ogni anno vengono pubblicati decine di migliaia di titoli.
In questo scenario, la selezione diventa la competenza chiave e questa è possibile solo attraverso dati di qualità.
Il punto, però, non è avere più dati, ma avere dati migliori: metadati capaci di restituire davvero il senso di un’opera.
Oggi esiste infatti uno scarto evidente tra ciò che un editor conosce di un libro e ciò che il metadato riesce a esprimere. Scegliere nel caos significa quindi lavorare sulla metadatazione come atto editoriale, non come semplice compilazione tecnica: tradurre il valore culturale di un’opera in una forma strutturata, leggibile sia dagli esseri umani sia dalle macchine.
Questo è fondamentale perché il libro non è un oggetto isolato, ma il nodo di una rete di significati.
Bibliotecari, editori, librai e piattaforme digitali non sono semplici intermediari, ma mediatori di senso: il loro compito è far incontrare il lettore giusto con il libro giusto, nel momento giusto.
Questo è possibile solo se l’informazione che circola è ricca, strutturata e coerente. In altre parole, se i metadati sono all’altezza del valore delle opere che descrivono.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale

In questo panorama un ruolo fondamentale è rivestito dall’intelligenza artificiale che è da intendersi non come un sostituto del lavoro editoriale, ma come un amplificatore.
Utilizzare l’AI in maniera consapevole e competente significa poter analizzare grandi quantità di testi, arricchire semanticamente i metadati, individuare connessioni tra opere e supportare processi di selezione e raccomandazione.
L’AI, in questo senso, diventa uno strumento per conoscere meglio il libro e descriverlo in modo più profondo e articolato, contribuendo a colmare lo scarto tra contenuto e rappresentazione facendo in modo però che il giudizio resti umano.
In questa prospettiva si inserisce anche l’intervento di Maximiliano Polvizzi (dotBeyond), “Prompting the library: l’AI conversazionale tra collezioni bibliotecarie e nuove generazioni di lettori”, che ha mostrato come l’intelligenza artificiale stia entrando in modo sempre più pervasivo nelle nostre vite, influenzando comportamenti e abitudini. Questo cambiamento può essere integrato anche nei cataloghi bibliotecari, rendendoli più accessibili e vicini alle modalità di ricerca delle nuove generazioni. In particolare, è stato presentato il progetto di chatbot che dotBeyond sta sperimentando insieme ad alcune biblioteche, pensato per facilitare il ritrovamento dei libri e rendere l’esperienza di ricerca più naturale per gli utenti. Una sfida culturale prima che tecnologica

La trasformazione in atto non è solo tecnologica, ma culturale. Non manca il dato, manca il significato e dare significato resta una responsabilità profondamente editoriale ed umana.
Gli studenti hanno seguito con grande interesse l’incontro e, nella parte finale, si è aperto un confronto ricco e partecipato sull’uso dell’intelligenza artificiale: dai suoi aspetti positivi alle criticità, fino ai risvolti etici e alle nuove possibilità che apre per il settore. Un dibattito che ha reso evidente come ci sia ancora molto da esplorare e discutere, proprio perché si tratta di uno strumento nuovo, ma già centrale, rispetto al quale è fondamentale sviluppare consapevolezza, conoscenza e capacità di confronto.


Pubblicato in CONOSCENZE il 29/04/2026